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Sabato, 18 Novembre 2017

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Il patto generazionale è la via della salvezza (per le imprese e la società)

La tecnologia ha semplificato la nostra vita: questo assunto condiviso da tutti ha però dei risvolti che hanno a che fare con la disuguaglianza generazionale e che spesso vengono sottovalutati.

Infatti, i giovani hanno una conoscenza intuitiva di tutto ciò che è tecnologico, ma mancano di un know-how costruito in anni di lavoro ed esperienza acquisita “sul campo”. Dall’altra parte, gli over 50 rischiano di essere rapidamente emarginati da un mondo del lavoro che talvolta punta alla “rottamazione indiscriminata” per svecchiare il parco lavoratori, con il rischio di perdere la competenza di cui sopra, che spesso non viene trasferita.

Da una parte c’è velocità, dall’altra conoscenza. Da una parte c’è entusiasmo “naturale”, dato dall’età, dall’altra una consapevolezza e una maturità che aiutano ad allargare l’orizzonte conoscitivo. Che fare? Continuare a mantenere questi due mondi non dialoganti, anzi, impegnati a farsi la guerra per una sedia e una scrivania o provare ad armonizzare il tutto, trasformando una sfida in una opportunità?  Quest’ultima soluzione mi pare la più ragionevole e la più vincente, oltre che quella capace di far sviluppare i talenti e di conseguenza tutto il Paese.

Ciò che da anni propongo, anche con le soluzioni e gli strumenti messi a punto da Didael KTS, è una visione che ragioni in termini di “patto generazionale”, ossia di scambio virtuoso di informazioni, di inclusione, di trasferimento delle tecnologie e del sapere in modo diffuso all’interno della intera società, non solo nel mondo aziendale.

Conoscere le tecnologie non è di per sé rilevante, ossia non è del tutto sufficiente: importante, infatti, è comprendere come utilizzarle, come attribuire loro un valore aggiunto che possa essere d’aiuto per lavorare e vivere meglio. È esattamente in questo preciso punto che le competenze di giovanissimi e meno giovani si incontrano e possono generare sinergie invece che opposizioni.

Con l’inter-azione tra generazioni e adeguate politiche di innovazione si potrà superare questo impasse e valorizzare il potenziale del singolo, indipendentemente dalla sua età anagrafica, contribuendo ad esempio a trasmettere soft skills in cambiamento ed evoluzione, valorizzando giovani a cui si richiede una competenza professionale ancor prima del loro ingresso nel mondo del lavoro, affiancando ed indirizzando adulti -lavoratori e decisori- alle prese con l’impresa 4.0, tema cruciale e spinoso su cui si riscontra ancora poca preparazione.

Occorre a questo punto fare un ulteriore passo avanti. Spesso siamo portati a pensare che l’evoluzione del mondo del lavoro riguardi i processi, l’automazione, l’organizzazione. Tuttavia talvolta sottovalutiamo il valore delle persone e delle loro abilità: sono questi gli agenti attivi che  propongono-adattano-ottimizzano soluzioni nel momento in cui portano il proprio contributo al mercato. Ebbene, anche le suddette competenze sono in forte cambiamento, in questa transizione più o meno dolce che impatta sulle generazioni. Secondo il World Economic Forum, da qui al 2020 ci saranno nuovi paradigmi: là dove si richiedeva una capacità di gestire le persone, oggi è richiesta creatività; là dove si richiedeva capacità di negoziazione, ora si richiede capacità di coordinamento. E ancora, sempre più si parlerà di orientamento al servizio, flessibilità cognitiva, intelligenza emotiva, pensiero creativo. E di capacità di risoluzione dei problemi, l’attitudine che più è servita per traghettare anche l’Italia fuori dalla crisi economica degli ultimi dieci anni.

La conoscenza personale, il “tesoro che nessuno può rubare”, agevola e stimola l’attitudine al cambiamento. Per questo il patto generazionale funziona e funzionerà: la preparazione  dell’adulto, basata sull’esperienza sempre in fase di aggiornamento, si appoggerà a quella più dinamica e reattiva dei giovani. In azienda tutti insegneranno a tutti, perché imparare sarà necessario, per entrambi i fronti.

Esperienza e cultura a braccetto, dunque, in una relazione intelligente e proficua per tutti. Una relazione che fa crescere l’impresa e la società. E che finalmente non parla solo la lingua STEM, ma anche STEAM, in cui A sta per “Arts”, come da anni suggerisco.

Gianna Martinengo

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Educazione digitale + Interazione con un robot > Robot interattivi

Partiamo dalla condivisione degli obiettivi del programma del Comune di Milano #STEMinthecity che interpretiamo come un intervento pubblico a sostegno di temi legati a tre delle più importati questioni per il futuro della nostra Società:

  • la parità di genere
  • la programmazione informatica
  • STEM: Science Technology Engineering and Mathematics come conoscenze e capacità da sviluppare per il futuro.

Le iniziative della nostra proposta riguardano ognuno dei tre temi e anche la loro interdipendenza.

Perché lo proponiamo: si verificano oggi alcune opportunità assai interessanti da comprendere, catturare e mettere a frutto. Naturalmente, per apprezzare questa nostra valutazione, è necessario adottare alcuni punti di vista sui quali abbiamo già in gran parte riflettuto con successo nei dieci anni di esistenza dell’Associazione Donne e Tecnologie, in occasione delle iniziative collegate, come le Tecnovisionarie, i Future Camp Europe, i Talk Event, le conferenze internazionali e i numerosi progetti realizzati (www.womentech.eu). Iniziative che hanno avuto riscosso unanimi consensi sia in ambiti istituzionali che accademici, scientifici e imprenditoriali ed un significativo riscontro nell’ampio scenario mediatico.

 Di seguito una sintesi di questa nostra visione, per ognuno dei tre temi:

  • Genere: Sostenendo la crescita del potenziale femminile, non si opera solo per una equa ripartizione di diritti e doveri, ma si sviluppa in modo significativo la società intera, che per la metà è stata storicamente limitata, ridotta. Di conseguenza, le iniziative per le donne servono a tutti perché migliorano l’efficacia, la qualità della società nel suo complesso. A nostro avviso, queste iniziative per le donne possono diventare un esempio da seguire per potenziare più in generale anche altri settori sociali tipici al maschile, che sono rimasti arretrati per vari motivi. 
  • Programmazione: Questa disciplina inizialmente proponeva di imparare come dettare le regole algoritmiche ad un calcolatore – come scrivere il programma – per realizzare un obiettivo calcolabile – grazie ai processi che il calcolatore eseguiva –. La programmazione era un’attività essenzialmente logico-ingegneristica. Oggi si tratta di includere logica ed ingegneria all’interno di contesti in cui il valore aggiunto è la progettazione di interazioni (interaction design) e la creatività in qualsiasi ambiente-contesto (vedi le app, internet of things, …). Oggi la stragrande maggioranza di attività di programmazione avviene mediante l’assemblaggio di componenti in contesti altamente interattivi.
    Questa attività viene esercitata a vari livelli da tutti (si vedano ad esempio i nostri figli e nipoti con i telefonini). Per questo la cultura, l’arte, la creatività, il ragionamento ipotetico, l’innovazione, l’invenzione diventano l’obiettivo prioritario. La differenza fra un algoritmo ed un robot è che quest’ultimo, nella sua essenza, è un sistema interattivo.
  • STEM = Science Technology Engineering Mathematics: Per questi motivi a partire dal 2014 abbiamo pensato di interpretare questo acronimo con una piccola modifica, che forse può permettere una riflessione utile, cioè “STEAM”. La “A” sta per Art, cioè la creazione di nuovi messaggi capaci di suscitare interesse ed emozioni. L’arte non esiste senza creatività da parte dell’artista e senza una interazione utile con chi fruisce dell’opera d’arte. Nell’arte la componente umana è al centro. Nell'ambito del World Economic Forum del 2013 è stata avviata la riflessione che ci ha portato nel 2015 a progettare il primo convegno "The future is STEAM also (and notably!) for women" in occasione del palinsesto di Expo Women Global Forum.

Noi pensiamo che l’acquisizione di capacità di programmazione di robot interattivi possa diventare un elemento importante che risponde a molte delle caratteristiche accennate sopra. Programmare robot è diventato un mezzo didattico a partire dal lavoro di un pioniere, Seymour Papert (MIT) che aveva adottato la visione di un altro pioniere, Jean Piaget, a sua volta influenzato da Maria Montessori, che più di un secolo fa ha centrato il suo messaggio pedagogico sull’apprendimento dei bambini attraverso il fare collettivo e in armonia fra intelletto, percezione e azione corporea. 

Queste riflessioni  derivano  della mia personale esperienza professionale ed imprenditoriale in Italia nel settore dell’apprendimento mediato da tecnologie e dalla più recente esperienza all'interno del progetto di ricerca GIOCOSO.

Gianna Martinengo

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E-Learning, sicuri di saper scegliere?

La formazione aziendale sta cambiando ad un ritmo rapido. Ecco i trend sui metodi di apprendimento online più popolari nel 2016.

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Inclusione digitale, nuovi modelli organizzativi, work life balance

Lo Scenario

Le tendenze attuali in tema di modelli organizzativi vanno tutte verso una valorizzazione dell'apporto dei singoli dipendenti al successo del business e verso la cura del loro benessere, nella consapevolezza che la loro soddisfazione sia fondamentale per la crescita dell’organizzazione.

Un approccio che mette in relazione azienda e persone è quello del work-life balance, nato negli Stati Uniti alla fine degli anni Settanta con lo scopo di costruire politiche aziendali in grado di armonizzare il più possibile impegni di vita e di lavoro dei propri dipendenti. Rispettare i bisogni esistenziali della propria forza lavoro, infatti, favorisce l’instaurarsi di meccanismi in grado ottenere ritorni in tema di aumento della produttività, retention, job satisfaction, riduzione dei tassi di turnover e assenteismo, solo per citarne alcuni.

Le aziende italiane stanno cominciando a interessarsi al tema del benessere dei propri dipendenti declinandolo in maniera diversa rispetto all’adozione dei tradizionali strumenti di welfare, quali potevano essere la previdenza integrativa e l’assistenza sanitaria (seppure essi siano ancora i più diffusi). All’interno delle nuove pratiche di gestione del personale e dei nuovi piani di welfare aziendale rientrano sempre più una serie di benefici accessori che portano a rileggere il vecchio patto tra prestazione e retribuzione in maniera più flessibile e attenta alle reali esigenze dei singoli e alle possibilità aperte dalla società della conoscenza. Il work-life balance comprende strumenti e servizi di flessibilità oraria e spaziale, che tengono conto sia delle esigenze delle persone che di quelle delle aziende, soprattutto in un momento storico in cui le trasformazioni sociali e demografiche sollecitano lo sviluppo di modelli di conciliazione efficienti ed efficaci. La costruzione di posti di lavoro di qualità è diventata un’area chiave di investimento per garantirsi l’impegno e la motivazione delle risorse nei confronti degli obiettivi e dei valori aziendali e la strada che si apre è quella di ripensare in chiave flessibile ed efficace l’intera organizzazione del lavoro.

D’altra parte, il rapido sviluppo dell’ICT ha alimentato una profonda trasformazione dei processi comunicativi e dell’interazione sociale che si è riflessa, per forza di cose, sui modelli lavorativi. L’utilizzo di strumenti e tecnologie mutuati dal Web 2.0 può contribuire efficacemente alla rilettura dei tradizionali modelli organizzativi, ormai incapaci di supportare il business all’interno di un’economia della conoscenza.

Le possibilità di accesso e le capacità d’uso delle nuove tecnologie digitali però non si sono distribuite equamente nella popolazione, facendo emergere una forma di segmentazione sociale foriera di diseguaglianze (digital divide). Indipendentemente dalle possibilità di accesso ai device digitali, quelle che emergono sono le diseguaglianze nelle competenze nell’utilizzo efficace degli strumenti di ICT.

Considerando come le pratiche più innovative in tema di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro messe in campo dalle aziende tendono ad appoggiarsi alle tecnologie informatiche, perché ciò avvenga occorre lavorare sulle competenze dei singoli affinché possano pienamente sfruttarne tutte le potenzialità.

Maggiordomo Digitale: un percorso flessibile e adattabile alle esigenze delle PMI

Incentivi pubblici: bando"Conciliare conviene a micro e piccole e medie imprese" 

Il 4 novembre è stato pubblicato sul sito di ATS Milano il Bando "Conciliare conviene a micro e piccole e medie imprese", rivolto a tutte le Micro e Piccole Imprese (fino a 50 dipendenti) operanti sul territorio dell'ATS Città Metropolitana di Milano, che prevede l'erogazione di un contributo a fronte della stipula di convenzioni o contratti di fornitura di servizi per la conciliazione della vita professionale con la vita privata dei dipendenti.

All'interno del Bando troverete specificati gli obiettivi,  le condizioni per aderire e le quote di contributo previste.

Per le aziende di questa Alleanza CIP che hanno già beneficiato di contributi regionali la decorrenza per presentare la domanda è dal 4 dicembre p.v., mentre per altre aziende MPI che non hanno ancora beneficiato di contributi per azioni di Conciliazione vita-lavoro le domande sono già aperte dal 4 novembre. 

Il Budget del Bando è di € 60.000 e sarà assegnato per quote fino ad esaurimento sulla base delle domande presentate. Entro un mese dalla presentazione ATS Milano verificherà e comunicherà l'ammissibilità della domanda all'azienda interessata.

Qualora foste interessati potete rivolgervi agli Uffici di ATS Città metropolitana di Milano indicati nel Bando stesso. 

Cliccando su questo link potrete accedere a bando e allegati: http://www.asl.milano.it/ITA/Default.aspx?SEZ=2&PAG=554&NOT=7303

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Video, opportunità infinite per comunicazione e apprendimento

Le mille sfumature del cervello ci propongono quotidianamente stimoli differenti: guardiamo, osserviamo, ma anche annusiamo, ci stupiamo, ci spaventiamo, memorizziamo. Dopo essere passati dalla carta, alla radio, alla tv, e poi essere ritornati indietro, valorizzando ogni specificità dei singoli mezzi, gli studiosi dell’apprendimento hanno notato come il video fosse, tra tutti, lo strumento capace di racchiudere mille potenzialità in spazio e tempo (di fruizione) contenuti: la loro efficacia è massima, perché si tratta di immagini coinvolgenti, che restano impresse nella memoria, che generano emozioni, che sono facilmente assimilabili (e dunque garantiscono una profonda comprensione del contenuto).

Medesima efficacia si ha quando i video sono usati per esempio nella comunicazione: lo spettatore diventa soggetto partecipante, i soggetti possono osservare l’interlocutore anche nei suoi gesti e nei suoi sguardi. Non per altro proprio questi strumenti fanno parte della famosa “Collaboration” che da anni le aziende tentano di implementare, associando messaggistica istantanea, video-conferencing, agenda condivisa, anche allo scopo di ridurre tempi e costi degli spostamenti dei dipendenti.  

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