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Lunedì, 20 Novembre 2017
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Badanti, risorse preziose (che possiamo aiutare con la tecnologia)

C’è un sottobosco nutrito e silenzioso che ogni giorno si fa carico di una fetta di popolazione: sono i caregiver, ossia le persone che si “prendono cura” dei più deboli, in questo caso con preciso riferimento agli anziani. I numeri sono in crescita, sia per quanto riguarda il numero di persone appartenenti alla “quarta età” che, di conseguenza, di coloro che se ne fanno carico. Come spesso ricordano anche i politici, stiamo parlando delle vere “colonne portanti” di un Paese destinato a invecchiare (nel 2050 le persone con almeno 75 anni saranno un quarto della popolazione), con prospettive di vita portate sempre più in là.

I numeri ci aiutano a inquadrare il fenomeno. All’interno della vasta platea dei collaboratori domestici, il 42% è composto da badanti, pari a 375mila persone (dati Fondazione Leone Moressa in collaborazione con Domina), provenienti per la maggior parte (60%) dall’Est Europa.

È anche possibile ipotizzare il futuro: nel medio periodo, ossia entro 15 anni, la domanda di badanti arriverà a 500 mila unità.

Quali sono le implicazioni di questi dati? Tantissime, possiamo addirittura categorizzarle, dalle più incombenti, alle più strategiche, alle più “politicamente interessanti”.

Proviamo a percorrere la via della ragionevolezza e del pragmatismo: le badanti non sono una sottocategoria del moderno proletariato, ma un “target” ben preciso di lavoratori (quasi sempre lavoratrici) che esprime interessi, diritti, che deve essere inquadrato nella comunità di riferimento, che richiede servizi esattamente come ogni altro “target” di cittadino (insegnante, infermiere, insegnante e così via).

La pensione, l’invio del denaro all’estero, la copertura sanitaria, l’assunzione con regolare contratto sono solo alcuni dei temi con cui le badanti si confrontano ogni giorno con il proprio datore di lavoro italiano.

A questo punto, però, la strada si divide, o meglio si ramifica, perché gli attori sono giustamente due. Ipotizziamo una classica situazione che si verifica ormai nella stragrande maggioranza delle famiglie italiane: l’anziano non è più autosufficiente, figli e nipoti lavorano, occorre un aiuto subito. Nel giro di due giorni si passa da “situazione tranquilla” a “ginepraio assurdo”, con le famiglie che faticano a: comprendere come relazionarsi con l’anziano; trovare una badante; iniziare-completare le pratiche burocratiche annesse a questa nuova figura.

Dall’altra parte, la badante magari in cerca di lavoro fatica a comprendere il funzionamento delle regole italiane, ha difficoltà con la lingua. Oppure è alla sua prima esperienza, ma siccome non esiste una “scuola per badanti”, tutto le risulta assai difficile.

Sappiamo che il mondo non è perfetto e che le problematiche di cui sopra mettono davvero in affanno famiglie, anziani e badanti.

Due sono le possibilità: o lasciamo che ciascuno si gestisca il suo caos, intanto alla fine, in un modo o in un altro, la pratica si conclude e la badante si trova e si “colloca”. O troviamo una soluzione.

Noi di Didael KTS l’abbiamo trovata. A modo nostro, ovvero con la tecnologia. Abbiamo tra le mani, ogni giorno, device tecnologici con i quali comperiamo, vendiamo, organizziamo, comunichiamo. Perché non sfruttarli anche per agevolare per esempio la conoscenza, migliorarla e quindi rendere tutto più semplice? Pensate a una soluzione, fruibile da computer, multimediale, che in pochi passi vi insegna a relazionarvi con l’anziano fragile, magari non autosufficiente. Pensate a quanto sarebbe utile non solo per i famigliari, ma anche per gli assistenti familiari, gli operatori socio sanitari, i medici di famiglia.

Dall’altra parte, pensate a quanto è prezioso un supporto, sempre digitale, che in pochi clic vi accompagna a districarvi nella giungla dei rapporti contrattuali tra voi e la badante, o a gestire in modo pratico il suo inserimento in casa.

A volte pensiamo che per i grandi problemi occorrano strategie imponenti. Certo, quelle servono (specie per il lungo periodo), ma perché non partire, con buon senso, dai piccoli passi che migliorano il quotidiano? 

Gianna Martinengo

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