Il lavoro del futuro non possiamo prevederlo nei dettagli, ma sappiamo che non sarà soltanto robot, intelligenza artificiale, Internet Of Things, veicoli senza autista o treni ad alta velocità. Molte attività esercitate oggi necessariamente scompariranno ma altrettante emergeranno grazie a nuovi scenari. Queste nuove attività non saranno necessariamente legate a competenze di altissimo livello: Tutti avevamo il timore che robot ed intelligenza artificiale riducessero ad un terzo la forza lavoro medio-bassa delle società avanzate, mentre ciò non è avvenuto e anzi: i nuovi mestieri si presentano quotidianamente mentre mancano le competenze necessarie per esercitarli. Fra tutti: pensiamo ai mestieri ed alle professioni della digitalizzazione.

Si tratta di migliorare la qualità dei nuovi mestieri, di anticiparne le esigenze e di preparare il terreno soprattutto adattando il contesto culturale, normativo, economico, sociale. Le politiche attive del lavoro non sono solo basi di dati della domanda e dell’offerta, ma istituzioni di accompagnamento dello sviluppo sostenibile imposto dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione.

Questa capacità di anticipare i cambiamenti non può partire dall’idea semplicistica che si automatizzano i vecchi processi ma deve includere i cambiamenti radicali a fronte rapidità del cambiamento, di cui le istituzioni devono tener conto.

Impossibile prevedere oggi nei dettagli quello che sarà il lavoro fra tre anni, tantomeno fra dieci anni. La velocità di cambiamento della società globale digitalizzata non è neppure costante: essa presenta una accelerazione impensabile in precedenza, basta guardare l’evoluzione delle aziende più capitalizzate al mondo negli ultimi dieci anni.

Questo lavoro del futuro è immaginabile solo indirettamente grazie a due fondamentali proprietà che sono radicalmente diverse da quelli del passato: la priorità del fattore umano nel successo di qualunque impresa-progetto e l’esigenza vitale di infrastrutture socio-tecniche adeguate alle attività del futuro.

Esattamente come nel caso dell’Informatica: fra hardware, software e “brain-ware” (conoscenze e capacità umane sia di sviluppare sistemi che di utilizzarne le applicazioni) PRIMA di investire in hardware e software, investiamo in brain-ware.

Su questi temi, nel 2021, ho avuto l'opportunità di discuterne all'interno di #Pontignano21, conferenza organizzata da Ambasciata Britannica in Italia e British Council, nel gruppo di lavoro su “Scienza e Innovazione – Come possono scienza e tecnologia, unite ad una cultura dell’innovazione, aiutare il Regno Unito e l’Italia a costruire una strategia resiliente che sia in grado di rispondere a shock futuri in maniera efficace e sostenibile?”.

Gianna Martinengo

Gianna Martinengo
CEO DKTS
Membro del Board Innovazione Tecnologica – Trasformazione Digitale, Comune di Milano
Coordinatrice del Comitato Scientifico, MUSA Scarl
Membro del Comitato Scientifico, UNISALUTE
Fondatrice e Presidente di Women&Tech® ETS

(per maggiori dettagli sul CV, vedi: https://www.didaelkts.it/gianna-martinengo)