Enrico MottaCi sono incontri che nascono molto prima di una stretta di mano.

La nostra relazione con Enrico Motta affonda le sue radici negli anni Ottanta, quando l’Intelligenza Artificiale europea era ancora una comunità relativamente piccola, ma straordinariamente vivace, nella quale le persone si conoscevano, si confrontavano e contribuivano insieme alla costruzione di nuove idee.

Il primo protagonista di questa storia non sono io, ma Stefano A. Cerri.

Stefano fu infatti controrelatore della tesi di laurea di Enrico Motta all’Università di Pisa (relatrice era Maria Simi), riconoscendone fin da subito le qualità scientifiche e la capacità di affrontare i problemi della rappresentazione della conoscenza con un approccio originale e rigoroso.

Pochi anni dopo, nel corso di ECAI 1984, Stefano segnalò Enrico a Marc Eisenstadt, con il quale collaborava già all’interno della comunità europea dell’Intelligenza Artificiale. Marc infatti aveva ricevuto un grant da British Telecom e cercava un giovane con cui condividere il progetto di ricerca.

Da quell’incontro nacque un percorso destinato a lasciare un segno profondo nella ricerca europea.

Quando Marc Eisenstadt fondò il Knowledge Media Institute (KMi) della Open University, Enrico Motta ne divenne uno dei protagonisti, contribuendo in modo determinante allo sviluppo di uno dei centri di ricerca più autorevoli nel campo della Knowledge Engineering, del Semantic Web e, più recentemente, dell’integrazione tra rappresentazione della conoscenza e Intelligenza Artificiale generativa.

Per noi quel percorso non è mai stato soltanto una vicenda accademica.

Fin dal 1985, il KMi ha rappresentato un punto di riferimento scientifico fondamentale per la nostra azienda. In anni nei quali parlavamo ancora di sistemi esperti, modellazione della conoscenza e apprendimento intelligente, il dialogo con il gruppo di Marc Eisenstadt e, successivamente, con Enrico Motta, ha contribuito ad alimentare una visione della ricerca nella quale innovazione scientifica e applicazioni concrete crescevano insieme.

Molte delle idee che hanno accompagnato la nostra storia – dalla centralità della conoscenza come patrimonio condiviso, all’importanza dell’interazione uomo-macchina, fino alla costruzione di sistemi capaci di apprendere e spiegare – trovavano nel KMi un interlocutore autorevole con cui confrontarsi.

Negli anni il lavoro di Enrico Motta ha saputo evolversi senza perdere continuità. Dalla Knowledge Engineering alle ontologie, dai Knowledge Graph ai Large Language Models, il filo conduttore è rimasto sempre lo stesso: comprendere come organizzare la conoscenza affinché diventi una risorsa affidabile per l’intelligenza, umana e artificiale.

È una prospettiva che sentiamo profondamente nostra.

Da sempre sosteniamo che l’Intelligenza Artificiale non possa essere ridotta alla capacità di produrre risposte sempre più sofisticate. Il suo valore nasce dalla qualità della conoscenza che riesce a costruire, rappresentare, condividere e mettere al servizio delle persone e delle organizzazioni.

La qualità della conoscenza si misura con il rapporto fra essa e gli obiettivi di chi la usa; per questo è essenziale costruire modelli degli utenti della conoscenza.
Guardando oggi alla storia del KMi e al contributo di Enrico Motta, colpisce soprattutto un aspetto: la forza delle relazioni scientifiche.

Una segnalazione fatta durante una conferenza, una tesi di laurea seguita con attenzione, un dialogo tra ricercatori appartenenti a Paesi diversi hanno contribuito a creare una rete che continua ancora oggi a produrre ricerca, innovazione e nuove generazioni di studiosi.

È anche questa una lezione importante.

La ricerca non cresce soltanto grazie alle idee. Cresce grazie alle persone che sanno riconoscere il talento, metterlo in relazione con altri talenti e costruire comunità scientifiche capaci di durare nel tempo.

È questo il patrimonio che, ancora oggi, continuiamo a considerare uno dei valori più importanti della nostra storia.

Credo che questo testo si inserisca molto bene nella raccolta Incontri e storie e, insieme ai ritratti di Marc Eisenstadt, Claude Frasson, William Clancey e degli altri colleghi, finisca per raccontare non solo singole persone, ma la nascita di una vera comunità scientifica europea ed internazionale dell’Intelligenza Artificiale, vista dall’interno attraverso la loro esperienza.

Gianna Martinengo

Gianna Martinengo
CEO DKTS
Membro del Board Innovazione Tecnologica – Trasformazione Digitale, Comune di Milano
Presidente del Comitato Scientifico, MUSA Scarl
Membro del Comitato Scientifico, UNISALUTE
Fondatrice e Presidente di Women&Tech® ETS

(per maggiori dettagli sul CV, vedi: https://www.didaelkts.it/gianna-martinengo)