Il capitolo “La cultura della potenza e la civiltà dell’amore” ci pone davanti a una scelta decisiva: usare la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, come strumento di dominio oppure come leva di responsabilità, giustizia e cura dell’umano.

La cultura della potenza nasce quando il sapere si separa dalla coscienza, quando l’efficienza diventa più importante della persona, quando la sicurezza giustifica ogni mezzo e quando la guerra viene presentata come inevitabile. In questa prospettiva, anche l’IA rischia di diventare un acceleratore di disuguaglianze, conflitti e disumanizzazione.

La civiltà dell’amore, invece, non è un’utopia ingenua. È una visione concreta e politica: significa costruire istituzioni più giuste, parole meno violente, tecnologie più trasparenti, decisioni più responsabili. Significa ricordare che nessuna macchina può sostituire la coscienza umana, soprattutto quando sono in gioco la vita, la libertà e la dignità delle persone.

La riflessione più forte è questa: non basta chiedersi che cosa la tecnologia può fare; dobbiamo chiederci che cosa la tecnologia ci fa diventare.
Il futuro non sarà umano perché più avanzato, ma perché saprà mettere al centro la persona, la pace, la cura e la responsabilità verso le nuove generazioni.

In questo senso, la vera innovazione non è la potenza.
È la capacità di trasformare conoscenza, tecnica e intelligenza in bene comune.

Gianna Martinengo

Gianna Martinengo
CEO DKTS
Membro del Board Innovazione Tecnologica – Trasformazione Digitale, Comune di Milano
Coordinatrice del Comitato Scientifico, MUSA Scarl
Membro del Comitato Scientifico, UNISALUTE
Fondatrice e Presidente di Women&Tech® ETS

(per maggiori dettagli sul CV, vedi: https://www.didaelkts.it/gianna-martinengo)