Se la Lehman Brothers - andata in bancarotta nel 2008 scatenando una delle più gravi crisi finanziarie mai conosciute - si fosse chiamata Lehman Sisters, tutto sarebbe andato molto diversamente. Parola di Christine Lagarde, attuale Presidente della Banca Centrale Europea, che rispose così durante un’intervista al Forum di Davos, quando era ancora Direttore Generale del Fondo monetario internazionale. Ed effettivamente l’interrogativo diventa sempre più stringente:come sarebbe il settore finanziario e mondo bancario governato da donne e non da – prevalentemente - uomini? O se ci fossero più donne in ruoli chiave?

donne nel mondo bancario

Qualche anno fa persino Le Monde ha dedicato a questo tema una analisi molto approfondita ed articolata, arrivata alla conclusione provocatoria, ma non troppo distante dalla realtà, che “la finanza resta un universo machista e sessista”. L’affermazione è dirompente, forse animata da eccessivo pregiudizio, ma le donne che provavo a guadagnarsi uno spazio in questo campo sono davvero ancora poche. E ancora troppo spesso, per conquistare un ruolo di primo piano, devono essere sostenute da politiche di ‘nudging’. Spinte gentili, come direbbe il Premio Nobel per l’Economia Richard H. Thaler, autore di questo concetto.

Tanto per fare un esempio, senza necessariamente scomodare la Legge Golfo-Mosca sulle Quote Rosa, si può ricordare cosa ha fatto l’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana. Nel 2019 ha adottato una carta che prevede facilitazioni per la presenza femminile ai livelli apicali: la ‘Carta delle donne in banca’, che mira a valorizzare la parità di trattamento e di opportunità nel settore bancario, riconoscendo la diversità di genere come risorsa chiave per lo sviluppo, la crescita sostenibile e la creazione di valore.

Banche e innovazione tecnologica: il ruolo delle donne

D’altronde nel mondo bancario il ruolo delle donne è in forte evoluzione: il personale femminile rappresenta, ormai, quasi la metà dei dipendenti (45,9%). Un dato che però va analizzato dal punto di vista qualitativo. Molto spesso le donne si occupano di risorse umane, di segretariato o di gestione amministrativa, e quando hanno contatto diretto con la clientela, le loro responsabilità diminuiscono con l’aumentare del valore del cliente per l’istituto. E, in generale, la percentuale delle donne si riduce con l’aumentare del livello di qualificazione, prestigio e salario.

La Carta delle donne in banca adottata dall’Abi si ispira ad una iniziativa del Ministero del Tesoro britannico, “Women in Finance Charter”, lanciata nel 2016 e firmata da più di 330 operatori, britannici e stranieri. Un documento con il quale si è chiesto alle imprese firmatarie di impegnarsi a implementare quattro azioni puntuali: individuare un dirigente responsabile garante per la diversità di genere e l’inclusione; definire obiettivi interni per la diversità di genere nell’alta dirigenza; pubblicare, nei rapporti sull’attività aziendale, i progressi annuali rispetto a questi obiettivi; garantire che la retribuzione del gruppo dirigente sia collegata agli obiettivi di diversità di genere.

La Carta dell’Abi contiene previsioni e obiettivi adattati alla situazione italiana del settore bancario, settore nel quale operano istituti che hanno già fatto propri i principi esposti nella Carta, ma anche intermediari per i quali il percorso verso la piena valorizzazione delle risorse femminili è in ritardo, se non del tutto trascurato.

Si tratta, come recita la Carta stessa, di:

  • promuovere un ambiente di lavoro inclusivo e aperto ai valori della diversità, anche di genere;
  • rafforzare le modalità di selezione e sviluppo idonee a promuovere le pari opportunità di genere, in un ambito aziendale orientato a ogni livello alle pari opportunità di ruolo e parità di trattamento;
  • diffondere la piena ed effettiva partecipazione femminile a ogni livello aziendale; promuovere la parità di genere anche al di fuori della banca, a beneficio delle comunità di riferimento;
  • realizzare opportune iniziative per indirizzare e valorizzare le proprie politiche aziendali in materia di parità di genere”.

Una strada, per fortuna, senza ritorno, un percorso ineludibile, se consideriamo che si tratta di una delle sollecitazioni più importanti tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. Si tratta di un passo importante, che dà un segnale per tutte le donne che lavorano nel settore bancario, per le giovani che si dedicano a studi specifici in queste materie e che spesso non si avvicinano a questo settore proprio a causa della bassa percentuale di successo femminile. Anche se questo non è il caso della protagonista della nostra intervista.

Gianna Martinengo

Gianna Martinengo
CEO DKTS
Membro dell’Advisory Board di STOA
Fondatrice e Presidente di Women&Tech®
Expertise: Innovazione tecnologica e sociale, E-Learning, Women’s Empowerment

(per maggiori dettagli sul CV, vedi: https://www.didaelkts.it/gianna-martinengo )