A volte una storia importante comincia da un gesto semplice: leggere un articolo e decidere di cercarne l’autore.

Il mio incontro con il professor Lionello Cantoni nacque proprio così, dalla curiosità suscitata da alcune idee che avevo trovato in un suo scritto.

Era il 1982. Ero appena rientrata da Stanford, dove avevo frequentato l’Institute for Mathematical Studies in the Social Sciences (IMSSS). In quell’ambiente avevo incontrato un modo nuovo di guardare al futuro: informatica, intelligenza artificiale, scienze cognitive e tecnologie dell’apprendimento cominciavano già a dialogare, aprendo domande allora ancora pionieristiche.

Tornata in Italia, lessi un articolo di Lionello Cantoni sull’uso del computer nei processi di istruzione e apprendimento, quello che allora chiamavamo Computer Assisted Instruction.

Quelle pagine mi colpirono perché riprendevano interrogativi molto vicini a quelli con cui ero tornata dagli Stati Uniti: come poteva il computer contribuire davvero all’apprendimento? Quale relazione poteva instaurarsi tra la persona, la conoscenza e il sistema informatico? E, soprattutto, quale ruolo avrebbe potuto avere la tecnologia senza sostituire l’esperienza umana, ma rendendola più ricca?

Decisi così di cercarlo e di contattarlo.

Fu così che conobbi Lionello Cantoni.

Cantoni apparteneva alla generazione dei pionieri dell’informatica italiana. Matematico di formazione, aveva attraversato alcuni dei luoghi nei quali si stava costruendo la nostra cultura informatica: dall’esperienza in Olivetti, dove lavorò anche con Elserino Piol e conobbe la stagione della Programma 101, alla responsabilità dei sistemi informativi, fino alla successiva esperienza in Fiat Auto.

A questa dimensione industriale affiancava quella accademica all’Università di Torino.

Nel suo percorso teneva insieme mondi che ancora oggi troppo spesso consideriamo separati: università e impresa, ricerca e organizzazione, conoscenza e applicazione. Era proprio questa capacità di collegare prospettive diverse a rendere particolarmente significativo il confronto con lui.

Quell’incontro avrebbe avuto per me anche un’altra conseguenza, inattesa e decisiva.

Fu Lionello Cantoni a farmi conoscere Marisa Bellisario.

Con Marisa avrei successivamente avuto l’opportunità di lavorare in Italtel. Sarebbe diventata una delle figure più importanti dell’industria italiana e un riferimento straordinario per generazioni di donne.

Lionello era suo marito, ma sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto attraverso Marisa. Aveva una propria storia importante nell’informatica italiana e rappresentava una cultura scientifica e industriale che ha contribuito alla modernizzazione del nostro Paese.

Anche il loro rapporto raccontava qualcosa di profondamente moderno. Di fronte alla crescente notorietà di Marisa, Lionello arrivò a definirsi, con ironia, “Mister Bellisario”: una battuta che rivelava la sua capacità di riconoscere il talento e il successo della persona che aveva accanto senza trasformarli in competizione.

Oggi voglio ricordarlo in DKTS – Storie e incontri soprattutto attraverso quel primo incontro. A distanza di oltre quarant’anni, mi appare come uno di quei momenti in cui una domanda, una lettura e una conversazione finiscono per aprire una strada più lunga di quanto si possa immaginare.

Nel 1983 sarebbe nata Didael. Negli anni successivi avremmo continuato a lavorare sui rapporti tra persone, conoscenza, apprendimento e tecnologie, fino alle ricerche sull’Intelligenza Artificiale e alle attività che oggi proseguono in DKTS.

Allora non potevo conoscere la direzione che avrebbe preso il mio percorso. Avevo letto un articolo che mi aveva fatto pensare, cercato il suo autore e deciso di incontrarlo.

Quell’autore era Lionello Cantoni.

Da quell’incontro ne nacquero altri, tra cui quello con Marisa Bellisario, e nuove strade si aprirono nella mia vita professionale. È questo, forse, il tratto più sorprendente degli incontri che contano: quando accadono non sappiamo ancora che cosa porteranno con sé. Lo comprendiamo soltanto dopo, guardando indietro e riconoscendo il filo che li unisce.

È anche così che si costruisce una storia dell’innovazione: una conoscenza genera una relazione, una relazione apre una possibilità, e quella possibilità può diventare una nuova storia.

Gianna Martinengo

Gianna Martinengo
CEO DKTS
Membro del Board Innovazione Tecnologica – Trasformazione Digitale, Comune di Milano
Presidente del Comitato Scientifico, MUSA Scarl
Membro del Comitato Scientifico, UNISALUTE
Fondatrice e Presidente di Women&Tech® ETS

(per maggiori dettagli sul CV, vedi: https://www.didaelkts.it/gianna-martinengo)