Didael KTS ha voluto sempre mantenere fede alla sua missione, ben espressa da queste parole: “Il nostro obiettivo primario è trasformare l’informazione in conoscenza. Per formare, informare, e comunicare”.

Lavorando da 35 anni in questo settore, ho seguito, insieme ai miei collaboratori, tutte le evoluzioni dell’e-learning, anticipando e valorizzando le evoluzioni tecnologiche. Io stessa ho contribuito alla sua progressiva trasformazione, cercando di proporre visioni ampie sulle opportunità e sulle sfide, laddove alcuni proponevano unicamente soluzioni e prodotti, spesso senza inserirli in un contesto che potesse giustificarne l’investimento.

Questo mio sforzo è stato ampiamente ripagato nel tempo e oggi posso condividere con la comunità aziendale e il mondo della ricerca un’interpretazione approfondita ed argomentata del Digital Learning.

Una premessa: tutto quanto sto per precisare esisteva già in nuce ed era ben espresso nei progetti di Didael KTS dei decenni passati. Le basi teoriche, infatti, di tutti gli 800 progetti realizzati a partire dalla fine degli anni ‘80, erano avveniristiche. Oggi quelle idee sono diventate concrete realizzazioni all’interno delle quali sia i modelli che i sistemi di apprendimento sono intimamente legati alle esigenze degli utilizzatori e delle aziende.

Il vero problema da affrontare è sempre quello, da anni: le esigenze degli utilizzatori sono talvolta solo latenti, inespresse proprio perché essi non sempre hanno una visione a medio-lungo termine in merito a ciò che è possibile realizzare. Chi offre prodotti non sempre è in grado di capire la sostanza dei bisogni dei potenziali utenti. In altre parole, per identificare le soluzioni è necessario un dialogo, non il semplice accoppiamento della domanda e dell’offerta “del prodotto”.

Torno al tema centrale, da me molto sentito, dei processi legati alla trasformazione dell’informazione in conoscenza, in particolare ponendomi due domande:

  • Perché l’Informazione, per sua natura neutra rispetto ad un possibile uso da parte di un utente, deve invece essere trasformata in conoscenza, necessaria per prendere corrette decisioni, cioè deve essere personalizzata?
  • Perché occuparsi – considerandolo una priorità – di questo processo di trasformazione, e non realizzare direttamente piattaforme software per l’apprendimento a distanza?

Noi pensiamo che il valore fondamentale del Digital Learning consista proprio dei processi di costruzione della conoscenza, che sono per loro natura interattivi.

Perché avvenga una qualunque forma di dialogo, due soggetti (che giocano a turno il ruolo di produttore e di consumatore) devono entrare in comunicazione. Lo sperimentiamo ogni giorno, più volte (il Digital Learning non fa eccezione).

L’Informazione, da sola, può essere insufficiente, sterile o addirittura controproducente, come talvolta avviene quando il modello consiste nella trasmissione dal docente al discente di un contenuto, cioè di “informazione neutra”. La trasmissione di nozioni non è comunicazione (o dialogo): non basta che il messaggio sia fedelmente trasmesso da chi lo produce a chi lo consuma, è invece indispensabile che abbia l’effetto desiderato. Questo avviene nella comunicazione (cum-munis) o nel dialogo (dia-logos) perché sono entrambi fondati sulla interazione, cioè sulla reciproca azione che trasforma ad ogni passo conoscenze e competenze dell’interlocutore. Per questo occorre lavorare sui processi di trasformazione dell’informazione neutra in conoscenza personalizzata.

Il soggetto in grado di trasformare l’informazione in conoscenza possiede una cultura e una capacità di astrazione-formalizzazione che gli consentono di comprendere il contesto in cui si muove e risolvere eventuali problemi-sfide che gli si pongano di fronte.

Di conseguenza, in questi decenni di attività, cosa abbiamo sempre proposto?

Che la persona che partecipa ad una qualunque attività formativa, supportata da un device multimediale, sia protagonista, in quanto portatrice di contenuti (che unirà a quelli appresi durante i corsi), in un ambiente in cui tutti collaborano allo stesso progetto.

Forte di questo background, la specificità della proposta formativa di Didael KTS si basa su più elementi. Innanzitutto utilizza sia quello che può essere definito l’established knowledge aziendale (i materiali in varie forme: video, guide, documenti, articoli che costituiscono la base del percorso formativo/di ciò che i discenti devono apprendere), che l’informal knowledge, ossia quel patrimonio di contenuti che il soggetto-discente già utilizza nella sua vita professionale.

Grazie alla tecnologia multimediale, arriviamo ad analizzare questi due tipi di conoscenze, formale ed informale, e a rappresentare i contenuti al meglio e in modo efficace, in modo che le persone si sentano coinvolte e allo stesso tempo protagoniste, essendo portatrici esse stesse di nozioni utili.

Le persone inserite in azienda, infatti, sono già esperte, già possiedono un know-how implicito, che chiede solo di essere estratto, o comunque reso esplicito.

Gli ambienti tecnologici che utilizziamo in tutti i progetti di Digital Learning ci consentono proprio questo: di progettare corsi flessibili, modificabili e in grado di adattarsi all’apprendimento efficace; di estrarre e formalizzare la conoscenza implicita attraverso il dialogo e l’interazione.

Nella visione di Didael KTS, il Digital Learning è un processo dinamico e continuo sia di fruizione che di produzione di contenuti di apprendimento.

Chi propone progetti formativi che prevedono una lezione frontale – ancorché a video – con un docente che parla, non offre percorsi di e-learning digitale, perché non sono presenti il dialogo e l’interazione. Inoltre, il processo è statico e non evolutivo: il sistema non impara dalle interazioni precedenti.

La conoscenza, così come da noi intesa, non è fissa, non esiste una volta per tutte, ma al contrario è in continua evoluzione. Ugualmente, un progetto di Digital Learning applicato in un’azienda, con uno specifico obiettivo formativo, sarà sempre in evoluzione, perchè le persone che parteciperanno contribuiranno – grazie alle loro specifiche competenze – alla formazione dei contenuti, che a loro volta saranno formalizzati, rimodulati e ottimizzati per la successiva sessione formativa.

Quando mi chiedono l’elemento differenziante di Didael KTS rispondo semplicemente: dietro a ogni nostra applicazione c’è una significativa attività di ricerca scientifica.

Infatti, molti dei progetti europei a cui abbiamo partecipato, a partire dalla fine degli anni ‘80, erano finanziati non per realizzare prodotti “allo stato dell’arte”, ma per identificare modelli, strumenti, metodi e applicazioni di natura innovativa, che dunque potessero essere realizzati in tempi medio-lunghi.

Questa è stata una importante scuola, perché ci ha permesso di ragionare sul futuro, non solo di adattare le tecnologie al presente. Un esempio fra tutti sarebbe sufficiente a spiegare gran parte della visione cha abbiamo adottato in quei progetti di ricerca, cioè la visione “Intelligenza Artificiale”: fino a pochi anni fa, questa visione sembrava poco concreta e piuttosto filosofico-teorica. Invece, oggi tutti hanno ben capito che così non era. Il motivo è semplice: l’Informatica classica era piuttosto orientata a studiare “il calcolatore” (computer science), mentre l’Intelligenza Artificiale era impegnata a studiare “l’Intelligenza”, sia naturale (quella degli umani o degli esseri viventi) che artificiale (delle macchine).

Ora, nel nostro settore “Digital Learning”, dove umani e macchine interagiscono allo scopo di far apprendere, sia agli umani che al sistema, dei concetti e delle capacità, quale approccio è vincente? Di sicuro quello dell’Intelligenza Artificiale, dove il problema non è di “fare più in fretta” e con meno memoria quello che si faceva prima, ma di fare diversamente. In particolare, sfruttare ogni strumento (ad esempio la comunicazione, oggi sempre più disponibile sempre e dovunque) per ottenere “intelligenza collettiva”, emozioni incluse.

Per concludere e ritornare alla premessa di questo testo: i nostri progetti europei di Intelligenza Artificiale degli anni ‘80 e ‘90 hanno posto le basi reali (non solo teoriche!) di molte, se non tutte, le applicazioni che oggi sono desiderate dai nostri clienti.

Gianna Martinengo

In copertina: Maurits Cornelis Escher, Vincolo d’unione, 1956

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